
Quando l’animo è incazzato succedono catastrofi.
(de Angelis Alessandra)
L’effetto dell’ira è comprensibile in seconda battuta, quando il male che si è voluto cagionare si riverbera, con intensità doppia, sulla propria persona.
(de Angelis Alessandra)
Sicuramente, fra i succhi gastrici c’è anche l’ira.
(de Angelis Alessandra)
Come quando si dà un morso ad un limone e di riflesso i muscoli labiali si contraggono, le palpebre si stringono forte ed il volto assume una espressione che deforma la normale sembianza, così deve essere governata l’ira che inevitabilmente si arriverà ad assaggiare nella vita, ma che evitabilmente deve andare subito a dissiparsi senza trovare ancoraggio nella ragione distorta.
(de Angelis Alessandra)
Di che ti arrabbi se poi di essa t’avveleni.
(de Angelis Alessandra)
La furia degli agenti atmosferici rade al suolo ma la natura si rigenera.
L’ira distrugge e niente più si ricrea.
(de Angelis Alessandra)
Le logiche dell’ira ci sono, esistono. Solo che sono tutte sbagliate.
(de Angelis Alessandra)
Cavaliere delle speranze perse e dei tormenti più dolorosi è l’ira che a spada tratta farà qualsiasi cosa per difendere quanto di negativo la genera.
(de Angelis Alessandra)
Il brusio dell’anima è la fase di maturazione dell’ira.
(de Angelis Alessandra)
L’ira che sedimenta genera odio e cattive intenzioni. E da questo, altra ira germoglia.
(de Angelis Alessandra)
Un nutrizionista buono, consiglierebbe all’iracondo di eliminare il piatto che va servito freddo, la vendetta.
(de Angelis Alessandra)
Ammaestra la tua rabbia a rimanere al di sotto di una certa soglia. Vedrai, potrà esserti un’ottima alleata in battaglie personali.
(de Angelis Alessandra)
Il gioco preferito dell’ira: azione, innesco e detonazione.
(de Angelis Alessandra)
Fra i pugni stretti che bussarono alla sua porta, tenevo tutti i miei perché irrisolti e tutte le spiegazioni che non avevano spiegazioni. Ma, l’arma più pericolosa, era nel mio petto, che incandescente rendeva il cuore, bruciando tutta l’amore e riducendolo a cenere e rabbia.
(de Angelis Alessandra)
Non parlare con la tua rabbia. Ti ucciderà.
(de Angelis Alessandra)
Su quel terreno non crescerà nessuna pianta d’odio, perché quel terreno che d’animo buono è fatto, non fa attecchire niente di peccaminoso.
(de Angelis Alessandra)
L’iracondo è un serial killer. Degli altri sei peccati, ne fa sei vittime.
(de Angelis Alessandra)
La rabbia sa anche sorridere e, quando lo fa, si chiama vendetta.
(de Angelis Alessandra)
Unica ira della quale non ne sentirò mai il peccato, ma io, uomo, mi vedrò peccatore è quella della natura che, distrutta dalla mia mano, mi restituirà il colpo.
(de Angelis Alessandra)
L’urlo micidiale di un amore arrabbiato si sviscera dal centro del mondo. E la terra, prende a tremare. Ha paura. Perché tanto amore, oh sì, tanto amore è capace di tanto odio.
(de Angelis Alessandra)
Sai che, alle volte, la rabbia che provi è obiettivo e soddisfazione di qualcuno?
(de Angelis Alessandra)
Quando la rabbia parla, sorda si fa la coscienza.
(de Angelis Alessandra)
Un animo iroso, anche se accarezzato, si vede schiaffeggiato.
(de Angelis Alessandra)
La rabbia è narcisistica. La rabbia è onnipotente.
La rabbia è un bambino insoddisfatto e disobbediente.
(de Angelis Alessandra)
L’iracondo abbandona le cose per le quali è stata prodotta la rabbia, concentrandosi sul dolore che prova, dimenticando le cose e il perché.
(de Angelis Alessandra)
L’invidioso prova piacere nel vedere il dispiacere altrui, l’avaro prova piacere nel vedere tutto solo ed unicamente per sé, l’accidioso prova piacere nella comodità delle non responsabilità, il goloso prova piacere nell’ingordigia assoluta, ma l’iracondo, egli non proverà mai piacere perché, la rabbia, ne ignora il significato.
(de Angelis Alessandra)
La moglie, con amore, dispensava parole diverse dai suoi pensieri per consolarlo e ridargli la ragione.
Lui, con l’ira, dedusse che aveva il nemico in casa.
(de Angelis Alessandra)
Nel regno dell’ira, persino un ti amo è una minaccia.
(de Angelis Alessandra)
L’uomo commette peccati e si ha ancora paura della collera divina.
(de Angelis Alessandra)
Docile e gentile era l’animo prima d’esser rinchiuso nella casa di buio e rumore dell’ira.
(de Angelis Alessandra)
Occorre ponderare le vie di mezzo. Perché se l’ira non la risolvi, essa si riverserà su di te; viceversa, si riverserà sull’altro ma, dopo non molto, ritornerà a te. E sarà devastante.
(de Angelis Alessandra)
L’impulso dell’ira è qualcosa che sedimenta inconsciamente ma che si manifesta consciamente.
(de Angelis Alessandra)
Il mondo dell’iracondo è un posto chiassoso, fatto di rumori molesti, di sfracasso e di tanta, tanta, tanta paura.
(de Angelis Alessandra)
Il brusio dell’anima è la fase di maturazione dell’ira.
(de Angelis Alessandra)
Si crede che l’iracondo sia un gigante malefico, dalla forza spropositata e dagli occhi spietati e spiritati.
Ma l’iracondo è solo un avvizzito corpo depauperato, spogliato di ogni gioia e vittima dell’unico sentimento che è capace di provare, la sua stessa rabbia.
(de Angelis Alessandra)
Ciò che la rabbia comanda di fare è sempre un errore.
(de Angelis Alessandra)
Di tanta furia, resta zero energia. Così muore lo spirito.
(de Angelis Alessandra)
Il sole, appena sorto, era caldo.
Mi toccava le guance, come una tua carezza. Ed il pensiero non mi piacque.
Nell’aria stagnava un odore di sudore, un sentore animale e qualcosa di pungente.
Dicono che quello sia l’odore dell’adrenalina. E della paura.
Mi sentivo svuotato. Stanco. Esausto.
Ritornai indietro per la via, mi voltai ad aspettarti.
Eravamo saliti assieme per la collina, dovevamo scendere assieme.
Assieme…
Io con te.
Io con lei.
Attesi un tempo indefinito, forse giorni, perché non anni.
Presumibilmente erano solo pochi minuti, ma la mia intera esistenza s’era fermata a quel prima accaduto.
E quando compii il fatto, me ne sentii soddisfatto.
Ma il tempo di rientrare nel mondo reale, quello che con te condividevo e che da lei fu contaminato, e iniziavo a rendermi conto.
Tutti gli oggetti mi urlavano il tuo nome.
Le pareti gocciolavano il tuo sangue.
Le mie mani pulsavano i battiti del tuo cuore.
E non so perché, ma nelle orecchie mi è rimbombato un suono di risata stridente.
Lei, la rabbia, mi aveva abbandonato.
E tu, tu non c’eri più. Ti avevo dato a lei.
Ed ora, il senso di colpa, mi da il benvenuto.
(de Angelis Alessandra)
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