
L’uomo è salvo grazie ad una attività biologica intrinseca a sé: il giudizio. Peccato, però, per quell’uomo che di tale giudizio ne fa un uso improprio, incauto, deleterio.
(de Angelis Alessandra)
Si ferma lo sguardo.
L’occhio va scrutando il dettaglio. Lo trova. È quello.
Sì, proprio quello che di sé dice e che di sé vuol male dire.
(de Angelis Alessandra)
Ciò che è giudicato all’altro, è ciò che tanto si rimprovera a sé stessi.
(de Angelis Alessandra)
Nemmeno Giuda si abbassò all’uso infausto e deplorevole della parola giudicante.
(de Angelis Alessandra)
Nell’altro si va a giudicare quello che provoca invidia dentro sé.
(de Angelis Alessandra)
Chi giudica è l’irrisolto che punta il dito e ingiuria, non accorgendosi che dell’altro nulla dice ma che tutto di sé racconta.
(de Angelis Alessandra)
Certe decisioni sono prese dal tribunale sociale, dove a capo tavola siede il giudice, padre del verdetto finale; ai lati la giuria, colei che emette il primo parere; e ai piedi, il popolo con il suo continuo vociare e che acclama, fanatica del proprio giudizio, la fine del processo. La sentenza: morte alla beltà, alla conoscenza, alla riuscita ed alla saggezza.
(de Angelis Alessandra)
È dispendioso pensare. Richiede tempo per azionare la logica della critica e spegnere la parte affettiva che della propria persona tratta. E l’uomo è un approfittatore, se può evitare dispendio lo fa. Ecco che così, la maggior parte delle persone, smette di pensare e prende a giudicare.
(de Angelis Alessandra)
Il giudicante è colui che non sa: non sa stare zitto ma non sa neanche parlare, non sa del giudicato e non sa nemmeno di sé.
(de Angelis Alessandra)
Il giudizio nulla è della persona che lo ode, tutto di quella che lo proferisce.
(de Angelis Alessandra)
Abbiate pazienza con chi elargisce valutazioni sul vostro fare, pareri sul vostro essere e giudizi sul vostro sapere. Non stanno parlando di voi, ma di loro e di quello che avrebbero voluto fare, sapere ed essere, nonché essere come voi.
(de Angelis Alessandra)
Nella società moderna, dove tutto è basato sulla performance, c’è poca chance per chi commette errori. Ne basta uno solo, per essere giudicato, isolato, scansato.
(de Angelis Alessandra)
Ogni giudizio a sé detto è un rimprovero ricevuto in un tempo passato, interiorizzato e attualizzato.
(de Angelis Alessandra)
Farsi carico del giudizio altrui rende schiavi del pensiero che l’altro ha, che nulla è se non solo un pensiero.
(de Angelis Alessandra)
È libero d’essere e nell’esser sé stesso colui che, del giudizio altrui, non accoglie le parole ma coglie il bisogno irrisolto dell’altro.
(de Angelis Alessandra)
Il metro di misura attraverso il quale gli individui valutano una persona è il paragone con sé, il giudizio in base a quello che si ha o non si ha rispetto all’altro.
(de Angelis Alessandra)
Il giudizio è quell’occhio cavato che non vede ciò che gli sta dinanzi e si affida al punto di vista dimezzato.
(de Angelis Alessandra)
In questa società non vi è la contezza della comprensione logica dei fatti e ciò lo si evince da tutte le volte che alla morte perpetuata, al suicidio compiuto, alla violenza attuata, agli occhi del popolo quella persona era irreprensibile, serena, buona, educata e felice.
(de Angelis Alessandra)
Quel che è giusto e quello che è sbagliato. Quel che è normale e quello che è anormale. Quello che è corretto e quello che è scorretto. Quello che è bello e quello che è brutto. Quello che piace e quello che non piace. Quello che è bene e quello che è male. Quello che è e quello che non è. E fra tutto questo, si crea distanza, spaccatura, scissione. Quello che, in tutto questo giudicare, non si vede nemmeno.
(de Angelis Alessandra)
Giudicare senza conoscere è la spia accesa del risparmiatore di tempo e di energie che si sarebbero investite in un’interazione spiacevole e poco gradevole.
(de Angelis Alessandra)
Non basta una vita per conoscersi ma un solo secondo per giudicarsi.
(de Angelis Alessandra)
I difetti che risiedono nell’altro mettono in luce i difetti propri, ai quali non si va mai a destinare lo stesso eguale giudizio.
(de Angelis Alessandra)
Non ama chi giudica.
(de Angelis Alessandra)
La carezza della donna sulle gote della bambina accompagnate dalle parole “che brava bambina che sei.”
La pacca dell’uomo sulla spalla del bambino accompagnata dalle parole “poteva andare meglio.”
Lo smarrimento e perdizione dell’individuo che si rivede bambino, bambina, ma non si vedrà mai adulto poiché nessuna mano sta a trattenerlo, a trattenerla, dalla spinta che il giudizio gli ha dato, le ha dato, verso il vuoto.
(de Angelis Alessandra)
Non è negli occhi degli altri ma nei propri che occorre pescare il senso ed il significato del riflettersi, senza giudicarsi.
(de Angelis Alessandra)
La felicità, curiosa ed estroversa, gioiosa e festosa, andava in giro con la sua carica di bellezze. Le mostrava a tutti i sentimenti dell’individuo. Poi, conobbe il giudizio che non approvò quel suo modo di fare. Nacquero così la tristezza e la paura.
(de Angelis Alessandra)
Il rimprovero scomposto, l’approvazione negata, la disconferma detta, l’ascolto invero, la falsità veritiera, l’assenza sempre presente ed il giudizio che si diverte tantissimo a bullizzare la felicità di vivere.
(de Angelis Alessandra)
C’è chi non dice per non essere ostaggio del giudizio.
(de Angelis Alessandra)
L’infante fa conoscenza di quello che è il disagio, l’imbarazzo e la preoccupazione per l’altro nel momento in cui arriva quel fatidico giorno dove prende a pesare, nella mente e nel cuore, quel “non fare così, cosa deve pensare la gente di te!”.
(de Angelis Alessandra)
A tutti i non sei capace di fare niente, c’è il non essere riusciti in nulla di quei tutti.
(de Angelis Alessandra)
Un pezzo di carta che recita la diagnosi pare essere la patente di giudizio della società su chi è sano e chi è malato.
(de Angelis Alessandra)
Il giudicare è una pratica disfunzionale sia sul piano psicologico che fisiologico dove l’altro è solo visto nell’apparire e non sentito nell’essere.
(de Angelis Alessandra)
È una cosa pesante che non ha alcun peso, il giudizio.
(de Angelis Alessandra)
Un’atmosfera molto carica di ostilità, spogliata di quell’umorismo libero e genuino, creatasi da un gruppo di intellettualoidi che si barbicano nelle loro idee e intellettualizzano tutto è un campo di azione del giudizio che, latentemente, combatte per il predominio ed il potere della propria figura e persona.
(de Angelis Alessandra)
Non è tanto il giudicare, quanto l’intenzionalità che muove a ciò a fare di questo un atto vile e meschino.
(de Angelis Alessandra)
La clemenza della conoscenza vive tutta nel rispetto dell’altro e del suo tempo che con delicatezza e nessuna ombra di giudizio attende i passi dell’avvicinarsi.
(de Angelis Alessandra)
Con un tocco di fantasia, il giudizio altrui può divenire la compagnia degli aeroplanini di carta che fai volare lontano dal parere non desiderato.
(de Angelis Alessandra)
Accogliendo il giudizio altrui, si vive una vita che è di altri e manco dei giudicanti.
(de Angelis Alessandra)
Colui che è buono a giudicare effettivamente è carente di bontà.
(de Angelis Alessandra)
Il tempo speso nel giudicare è il tempo sottratto al fare conoscenza.
(de Angelis Alessandra)
Non giudicatemi; tutti abbiamo creduto al mostro nascosto tra i vestiti nell’armadio o alla mano scheletrica che sbuca da sotto il letto. Ci vogliono gli anni giusti per capire le cose giuste.
(de Angelis Alessandra)
tratto dal racconto breve “Nel tuo mondo a modo nostro” presente nel testo scientifico “Il cambio d’abito della Sindrome di Asperger: nuova comunicazione, nuovo apprendimento, nuova formazione.”
Ciò a cui l’individuo approda nel suo esistere è il risultato di percorsi tortuosi e dolorosi che tanto non è dato sapere quanto non è attuo giudicare.
(de Angelis Alessandra)
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