FRASI ED AFORISMI SULLE EMOZIONI PRIMARIE: LA RABBIA

Scrollata dalle spalle e posta nei palmi che si vanno a serrare in pugni pronti a scagliare tutta la rabbia addosso all’altro.

(de Angelis Alessandra)

Sotto una coltre di serenità apparente, è in agguato la rabbia che, più sta, e più si fa furente.

(de Angelis Alessandra)

Non si spiegherà mai la calma che regna in una mente distorta dalla rabbia repressa.

(de Angelis Alessandra)

La rabbia è fortemente gelosa della felicità.

(de Angelis Alessandra)

Non conosce fratelli e sorelle la rabbia. Che non equivale a dire che prima non ne avesse.

(de Angelis Alessandra)

Le tante parole non sono la prerogativa di chi abbandona tutto prediligendo il silenzio pesante squarciato da un unico, solo, fortissimo suono: il grido della rabbia.

(de Angelis Alessandra)

Si tratta anche di una reazione ad una azione che si reputa poco piacevole e sgradita, che procura un forte disagio. Per cui, un invito insistente, un sorridere ostinatamente per generare buon umore, un aiuto non richiesto, un bacio d’amore non voluto possono essere tutte buone azioni innesti dell’incendio di rabbia.

(de Angelis Alessandra)

L’analfabeta emotivo, nella calma, s’arrabbierà.

(de Angelis Alessandra)

Normalizzare la rabbia nel momento in cui ad un insulto personale si può non porgere sempre e perennemente l’altra guancia.

(de Angelis Alessandra)

Sta porzionata in piccolezze. In piccoli tic ripetuti costantemente a creare tensione muscolare. Al ridursi le dita in un insieme di croste e lacerazioni. A pizzicarsi per sentire qualcos’altro oltre a quello che s’avverte alla bocca dello stomaco. Sta nei lati della lingua, schiacciati fra i denti, mentre la punta preme sul retro degli incisivi, come a implorare di aprire quella porta, la bocca. Nei capelli che si intrecciano sugli indici e vengono tirati via, sempre più numerosi. Sta nella barba che, staccata, manca. Nel tremolio delle palpebre che si vogliono riposare e nel piede che balza irrefrenabile.

Ma la porzione più grande, compie altri meccanismi che non si vedono ma generano un gravissimo scompiglio interiore.

(de Angelis Alessandra)

Non è un’amica da tenere stretta la rabbia, poiché con lei solo odio e rancore possono simpatizzare e trovarne accrescimento.

(de Angelis Alessandra)

I soliti amici, dinanzi ad un tavolo a giocare a carte durante una loro solita serata passata assieme. Come quella, precedentemente tante altre. Una partita vinta, una risata grossa, un’affermazione forte, uno scherno affettuoso. E tutto attorno le risa degli altri. Degli altri meno uno. Che stava rigido e pesante sulla sedia, con le mani ancorate alle gambe, rimproverate dalla mente per il loro volersi smuovere.

A quella tavola, a giocare a carte, vi erano anche la felicità, manifesta in modo aggressivo, e la rabbia, seduta silente e fremente.

(de Angelis Alessandra)

Al bambino arrabbiato qualcuno diede in mano un pennello e quello divenne pittore.

Alla bambina arrabbiata qualcuno diede una penna e quella divenne scrittrice.

Ai bambini e alle bambine arrabbiati qualcuno diede aquiloni e quelli divennero sognatori e sognatrici.

Ai bambini e alle bambine arrabbiati qualcuno diede materia e quelli divennero inventori e scultori, inventrici e scultrici.

Al bambino arrabbiato qualcuno diede uno strumento musicale e quello divenne musicista e cantante.

Alla bambina arrabbiata qualcuno diede qualsiasi cosa e quella non seppe cosa farsene.

Ai bambini ed alle bambine arrabbiati qualcuno diede ascolto e quelli divennero felici.

(de Angelis Alessandra)

Maniaci del controllo e della grandiosità, del comando e del predominio, del finto garbo e dell’ostilità celata, se ne vanno gli uomini per il mondo, bomba vagante di rabbia pronta ad esplodere.

(de Angelis Alessandra)

Il termometro sociale si va rivelatore della febbre di rabbia di cui gli individui sono affetti.

(de Angelis Alessandra)

Rabbia manifesta è quella di altri tempi.

(de Angelis Alessandra)

La rabbia è il cancro dell’animo.

(de Angelis Alessandra)

Si genera rabbia a trattenere qualcosa che fa male solo perché non si sa come fare a lasciarla andare.

(de Angelis Alessandra)

Rabbonire l’animo in quei momenti è increspato ed inquieto con un tono cantinellante, frasi di circostanza e pacche meste sulle spalle è come prendere un pompelmo, immergerlo nello zucchero per sentirne la vera dolcezza. Quando, il pompelmo, nel vero, non è dolce.

(de Angelis Alessandra)

È un bilancio in negativo quello che si chiude facendo i conti con la rabbia.

(de Angelis Alessandra)

Tutte le volte che si è arrabbiati, la moneta con la quale si paga il conto è la felicità.

(de Angelis Alessandra)

La rabbia non è equa e nemmeno altruista perché prende e non da nulla in cambio.

(de Angelis Alessandra)

Quella felicità che si ritrova nella libertà, fiammella vibrante all’aria della candela accesa, la si perde ai margini delle barriere, bicchiere che va a togliere ossigeno.

(de Angelis Alessandra)

Non c’è potenza. Come non c’è nemmeno predominio e forza. Nella rabbia vi è dolore, paura e tanta dispersione di energia, di sé.

(de Angelis Alessandra)

Nel mondo, non c’è nessuno che non sa che tutto ha un inizio ed una fine. Ma, nel mondo, non c’è qualcuno che sappia come mai la felicità dell’inizio termina nel momento in cui arriva la rabbia e che quest’ultima praticamente non termina mai.

(de Angelis Alessandra)

Non si scorda la rabbia.

(de Angelis Alessandra)

Sconcertante è apprendere come, per divenire rabbiosi, basta il tempo di una riflessione erronea.

(de Angelis Alessandra)

Un adulto rabbioso, nel passato, era un bambino curioso.

Un adulto rabbioso, nel futuro, è un anziano morto da tempo.

(de Angelis Alessandra)

Se non sentire quello che si vuol sentir dire genera rabbia è perché, in tempi precedenti, quando si è detto quello che si pensava è con rabbia che si è rimasti fra le mani.

(de Angelis Alessandra)

La rabbia per ciò che si sente è la rabbia per ciò che si è sentito.

(de Angelis Alessandra)

La rabbia di oggi è quella di ieri, con altro peso e forma.

(de Angelis Alessandra)

Agli errori commessi da qualcuno, il destino ha fatto confusione, punendo l’altro con la rabbia.

(de Angelis Alessandra)

Seduto. Le mani sulle cosce, che sfregano. Poi vanno a imprigionare le ginocchia, le dita a piegarsi e ridistendersi convulsamente. Dalla visuale, si percepisce il petto che si alza e si abbassa, più ritmato delle dita che si piegano e distendono. I piedi non stanno fermi. Ballano un tip tap frenetico sul battito cardiaco. Quanto frastuono, tutto attorno. Quanta attività, in questa immobilità.

Capo alzato.

Occhi a chiudersi, narici ad aprirsi. E l’aria entra. Forte e prepotente entra.

E fa bene. Calma. Rasserena.

In piedi. Le braccia rilassate lungo il tronco, le gambe stese, solide e ferme.

Occhi riaperti.

E, tutt’attorno, si avverte il passaggio della rabbia.

(de Angelis Alessandra)

Non è della rabbia che bisogna aver paura ma dell’incapacità di gestione di quest’ultima.

(de Angelis Alessandra)

L’inespressività facciale della rabbia è il sintomo più angustiante che si può osservare poiché si fa testimone di una incomprensione di ciò che si sta vivendo, di ciò che si sta sentendo e di ciò che si dovrebbe fare.

(de Angelis Alessandra)

Quando la rabbia parla, sorda si fa la coscienza.

(de Angelis Alessandra)

Di che ti arrabbi se poi di essa t’avveleni.

(de Angelis Alessandra)

Provare rabbia è umano. Arrabbiarsi per ogni cosa è da stupidi.

(de Angelis Alessandra)

Così insostenibile come emozione che nel momento in cui viene provata si dice che la rabbia fa andare fuori di sé.

(de Angelis Alessandra)

Se troppo pesante, se troppo nefasta, prendi un foglio e scrivi la tua rabbia. Lascia che la tua mano, afferrata la penna, pugnali il foglio. Che i tratti graffino la superficie, che la pressione si faccia calcata ed eccessiva, che la forma si squassi ad ogni lettera. E vedrai che riempito tutto lo spazio, se ne sarà liberato tanto dentro te.

(de Angelis Alessandra)

La persona che s’arrabbia, s’arrabbia a sentire parlare della rabbia altrui, a vedere l’altro arrabbiato e a non capire come facciano alcuni a non arrabbiarsi.

(de Angelis Alessandra)

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